Itinerari > Orvieto, città storica d'Arte e cultura   Torna indietro

Orvieto è situata al centro dell'Italia, al confine tra l'Umbria, a cui appartiene, la Toscana e il Lazio ed a soli 50 km da Vierbo.
Edificata in cima a ripide rocce di tufo, è sempre stata una città maestosa e affascinante. I suoi punti di forza sono proprio la posizione centrale e il fascino della piccola città d'arte a misura d'uomo.

 

Fu città etrusca fra le più importanti. Il Medioevo e il Rinascimento hanno disegnato la città nei suoi tratti salienti. Tutto in Orvieto ci riporta ad un passato che si legge ovunque, protetto valorizzato grazie alle opere di risanamento e di recupero degli ultimi anni.


Il Duomo
Costruito nel 1263, dopo il Miracolo del Sangue che sgorgò dal Pane Benedetto mentre un prete boemo celebravala Messa nella Basilica di S. Cristina a Bolsena.
A seguito del Miracolo, subito venne informato il pontefice Urbano IV che accorse da Orvieto, con un lungo seguito, a vedere il sangue sul corporale e sulle pietre, ancora oggi conservate nella Basilica di Santa Cristina a Bolsena.
La Cappella del SS Corporale f u costruita per custodire la reliquia del miracolo di Bolsena intorno al 1350 nel periodo in cui era capomastro Andrea Pisano.
Eretto il Duomo di Orvieto da oltre un secolo, affrescate da noti artisti le pareti della cappella del SS. Corporale e della Tribuna, il 14 giugno 1447 il Beato Angelico fu incaricato di illustrare la spoglia Cappella detta Nuova o di San Brizio. L'Angelico iniziò la sua opera dalla volta della seconda campata con la splendida figura del Cristo Giudice e la vela dei Profeti, ma subito dopo, il 28 settembre 1447, il lavoro venne sospeso definitivamente per ragioni ancora sconosciute. Fu Luca Signorelli a realizzare il compimento, nella Cappella Nuova, della tradizione decorativa ad affresco quattrocentesca.
Il lavoro del Signorelli durò cinque anni, dal 1499 al 1504, a cavallo di due secoli e di due tradizioni estetiche, mentre al mutamento del panorama artistico dell'Italia Centrale si accompagnava il progressivo trasferimento del potere politico dalla Firenze Medicea alla Roma Papale. In probabile successione vennero illustrate le "Storie dell'Anticristo", il "Finimondo", la "Resurrezione della carne", i "Dannati", gli "Eletti", il "Paradiso" e l'"Inferno".
Il quadro d'insieme della rappresentazione del Signorelli può rendere esplicito il giudizio del giovane Berenson che vede in lui "il primo artista capace di illustrare la nostra casa terrena", intendendo con questo che il suo senso della forma è già il nostro, così come lo è la sua visione del mondo.
Oggi la Cappella Nuova è di nuovo aperta ai visitatori dopo i lavori di restauro che hanno interessato le strutture architettoniche e gli interventi sulla pellicola pittorica. La Cappella appare così in una scenografia rigenerata. Un sistema di illuminazione diffusa dal basso produce una sensazione insolita di distacco dalla realtà e induce una riflessione profonda che dalla bellezza della rappresentazione si traspone a itinerario dello spirito. Si dissolvono i fatti storici riferibili alle vicende di quel fine secolo e tutto qui appare riconnettersi con la vicenda eterna dell'uomo, nella riscoperta che il male è una condizione naturale dell'uomo e che, se "il mistero dell'iniquità è già in atto", nessuno può sottrarsi al dovere di guardare avanti e misurarsi con la necessità della redenzione.

 

Il Pozzo di San Patrizio

Il nome del Pozzo non ha alcun'attinenza con personaggi del luogo, ma fa riferimento all'abisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio. La costruzione del Pozzo iniziò dopo il 1527, anno in cui il Papa Clemente VII si rifugiò ad Orvieto in seguito alla discesa dei Lanzichenecchi. Durante quel periodo il Pontefice ordinò la costruzione di cisterne e pozzi per assicurare alla città un'autonomia idrica in caso di invasione. Il più importante doveva essere quello a servizio della Rocca, il cui progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane, architetto di fiducia del Papa. La concezione del Pozzo fu basata su una struttura a doppia elica che, raggiungendo le sorgenti a oltre 50 metri di profondità, permettesse il trasporto in superficie dell'acqua senza intralci per uomini e muli. Le operazioni di scavo furono eseguite in corrispondenza delle fonti di San Zeno ai piedi della rupe. I lavori proseguirono sotto la direzione di Giovan Battista da Cortona e terminarono nel 1537, sotto il pontificato di Paolo III (Alessandro Farnese), che ordinò di coronare il cilindro esterno del pozzo con i gigli farnesiani a testimonianza della sua presenza in Orvieto.
Il Pozzo di San Patrizio, a sezione circolare, è profondo quasi 62 metri e largo circa 13,40 metri. Due portoni diametralmente opposti danno l'accesso alle due scale a chiocciola, una per la discesa e l'altra per la risalita, concepite in modo tale da essere indipendenti e non comunicanti tra loro. Ogni scala conta 248 scalini che in passato consentivano alle bestie da soma di raggiungere agevolmente il fondo, dove è collocato un ponte di legno sopra il livello dell'acqua. Terminate le operazioni di riempimento si attraversava il ponte per poi risalire dalla parte opposta senza intralciare il passo ad altri impegnati nella discesa. Il Pozzo è illuminato da 70 finestroni da cui è possibile affacciarsi e visualizzare la sua profondità.

 

La Fortezza dell'Albornoz

Nella parte sinistra di Piazza Cahen sorge la Fortezza dell'Albornoz, fondata per ordine del Cardinale Albornoz nel 1364, sotto l'ordine di Papa Innocenzo VI e su istruzione del condottiero ed ingegnere militare Ugolino di Montemarte.
La fortezza sorse più per dimostrare l'inespugnabilità di certi territori che per ragioni strettamente militari. Nel primo secolo di vita ebbe un'esistenza piuttosto turbolenta. Nel 1390 fu distrutta a causa di lotte cittadine, ma fu dinuovo ricostruita, con l'aggiunta del torrione, nel 1450 da Antonio Carpi sostituito da Bernardo Rossellino.
Nel primo Cinquecento fu restaurata e rimessa completamente in sesto dai soldati pontifici. Fino al ' 700 restò in funzione come struttura militare me nei primi anni del '800 cadde in rovina. Da quel momento cambiò destinazione fino a diventare l'attuale sede dei giardini pubblici.

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